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Un'Estate da RE | I Edizione

Nabucco di Giuseppe Verdi

Daniel Oren dirige l’Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo di Napoli e Teatro Municipale “Giuseppe Verdi” di Salerno

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Terza opera verdiana Nabucco è l’opera con cui Verdi entra nella storia, riscuotendo fin dalla prima rappresentazione un successo enorme. In pochi anni fu data non solo in tutti i teatri italiani, ma in Europa e all’estero. Fu composta in un momento molto drammatico della vita del musicista, dopo aver perduto la moglie e i due figli e per di più sulla scia dell’amarezza provocata dalla caduta del precedente lavoro Un giorno di regno. Evidentemente la forza della giovinezza prese il sopravvento consentendo a Verdi di darci un’opera caratterizzata dalla “forza” e da una nuova energia sonora. Lavoro essenzialmente corale in cui protagonisti sono i popoli, da una parte gli Assiri oppressori dall’altra gli Ebrei ridotti in schiavitù, non dà grande spazio alle vicende individuali di personaggi che presentano già tuttavia nei momenti migliori alcuni tratti psicologici che Verdi approfondirà in futuro:l’amore paterno di Nabucco per Fenena innamorata del nemico ebreo Ismaele, la gelosia della furiosa schiava Abigaille, l’eroina negativa destinata alla morte non prima del pentimento, convenzionalmente dotata di una vocalità impervia e virtuosistica. Ma in primo piano, anziché l’amore, è il dramma della lotta e della contrapposizione dei popoli e delle fedi e soprattutto quel pianto degli Ebrei oppressi in cui si prefigurano le sofferenze e le aspirazioni dello stesso popolo italiano in un periodo drammatico della sua storia qual è quello risorgimentale. Di lì a pochi anni sarebbero esplosi i moti del ’48 e certa musica verdiana sarebbe assurta a emblema del sentimento patriottico. Il libretto era inoltre piaciuto a Verdi in quanto lo riportava alle amate letture bibliche. La struttura è basata su situazioni, articolata in quattro parti, ciascuna con il suo titolo, presentando quattro quadri statici più che lo sviluppo di un’azione svolta in senso psicologico.

Tra i pregi dell’opera vanno elencati l’organicità, il senso dell’assieme e il grande equilibrio formale, come si deduce dallo stretto legame tra alcuni grandi temi per lo più corali su cui il musicista costruì l’opera e la Sinfonia, che figurano per dirla con Mila come “i colori principali di questo vasto affresco”, una sonorità accresciuta ed energica rispetto allo stile prevalente del tempo (percussioni ed ottoni dominano in tutta l’opera), la qualità della melodia ampia e declamatoria, in particolare delle voci gravi maschili, il basso Zaccaria e il baritono Nabucco, i tanti momenti toccanti, tra cui, oltre il famoso coro degli Ebrei in schiavitù, la situazione finale del secondo atto dove l’orchestra, perdendo la sua terribilità asseconda in un commosso adagio l’umanità sofferente di Nabucco padre, prostrato dopo essere stato colpito dal fulmine divino, che invoca la figlia in una melodia singhiozzante facendoci presentire il Verdi futuro, maestro nello scandagliare l’animo umano.

Nabucco
di Giuseppe Verdi
Dramma lirico in quattro parti.
Libretto di Temistocle Solera, dal dramma Nabuchodonosor di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornu e dal ballo Nabuccodonosor di Antonio Cortesi.

Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala, 9 marzo 1842

Direttore | Daniel Oren
Regia | Stefano Trespidi
Scene | Alessandro Camera

Interpreti
– Nabucodonosor, Leo Nucci
– Ismale, Vincenzo Costanzo
– Zaccaria, In Sung Sim
– Abigaille, Susanna Branchini
– Fenena, Sonia Ganassi
– Il Grande Sacerdote di Belo, Carlo Striuli
– Abdallo, Francesco Pittari

Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo di Napoli e Teatro Municipale “Giuseppe Verdi” di Salerno

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