Castello

Museo

Castel Sant’Elmo di Napoli

Castel Sant'Elmo sorge sulla collina del Vomero, accanto alla Certosa di San Martino.
In virtù di questa posizione strategica, venne realizzato nell’area in età angioina il castellum Belforte, che aveva funzione di difesa e di avvistamento dei pericoli provenienti dal mare.
All’epoca doveva apparire costituito da una cinta muraria di forma regolare, con torri quadrate negli spigoli delle cortine, e da una fabbrica centrale merlata, segnata da numerose aperture, sulla cui sommità si ergeva un edificio, forse una torre di avvistamento.
La struttura venne modificata durante il periodo aragonese tanto da presentarsi nella seconda metà del Quattrocento non più come fortezza ma come castello a più livelli ricco di aperture e circondato da una cinta muraria che si adeguava alle asperità del luogo.
Già a partire dalla fine del XV secolo la costruzione si rivelava inadeguata a contrastare le nuove tecniche di combattimento e potenzialmente pericolosa in quanto isolata.

Nel secolo successivo il viceré Pedro de Toledo ne affidò la ricostruzione all’architetto Pedro Luis Escrivà con l’intento di ottenere una fortezza in grado di difendersi dagli assalti provenienti dal fianco di ponente, di tenere sotto tiro la città e di prestare aiuto ai castelli sulla riva del mare.
La collina tufacea permise di realizzare il forte in tempi brevi. Il tufo venne tagliato contemporaneamente a partire dall’alto, quasi scolpendolo, e dal basso, ricavando il fossato che costringeva i nemici a scendervi per sferrare l’attacco. I diversi piani furono ricavati modellando il fianco collinare e scavando le gallerie, per posizionare nei due livelli inferiori contromine e aperture per le bocche da fuoco, a quota superiore le cisterne e, lungo il perimetro, i locali necessari alla difesa.
Sulla piazza d’armi vennero costruiti, protetti da un alto muro con cammino di ronda, i vani per l’amministrazione, gli alloggi e, probabilmente, la chiesa.
L’inconsueta soluzione architettonica adottata sollevò molte critiche, tuttavia, non fu mai trasformata in modo radicale dal momento che Escrivà aveva utilizzato tutto il territorio disponibile per sviluppare l’edificio, circondato da strapiombi su tre lati.
Durante la rivolta di Masaniello del 1647, svolse un importante ruolo di difesa contro i ribelli, bombardandoli e resistendo alla conquista.
I suoi potenti cannoni furono messi fuori gioco dall’esercito di Carlo di Borbone nel 1734 che, poco dopo averne ottenuta la resa, conquistò la città.
In seguito, ormai obsoleto rispetto alle moderne strategie belliche che negavano il concetto di immobilità e presupponevano eserciti numerosi dispiegati su ampi spazi, venne utilizzato quasi esclusivamente come prigione, conservando solo la sua antica vocazione di baluardo contro eventuali sommosse del popolo.
Rimase un luogo di detenzione, soprattutto per i prigionieri politici, fino al 1952.

I lavori di restauro, iniziati nel 1976 e terminati pochi anni più tardi, hanno reso possibile la sua conversione a sede del Museo Napoli Novecento 1910-1980 che espone opere realizzate in questo arco temporale da artisti napoletani, o comunque legati alla città, toccando movimenti come il futurismo e il neorealismo.

Indirizzo

Via Tito Angelini, 20/A – 80129 Napoli (Napoli)

Orari

8:30–18:30

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