Castello

Castel dell'Ovo

Castel dell’Ovo sorge sull'isolotto di Megaride.
Su questo lembo di terra bagnato dal mare, il generale romano Lucio Licinio Lucullo costruì la sua villa. Si tramanda che fosse costituita da una serie di sale da pranzo, in cui sarebbero stati ospiti anche Cicerone e Pompeo.
Nel periodo delle incursioni barbariche fu fortificata a opera dell’imperatore Valentiniano, ma fu con Guglielmo il Malo, nel 1154, che si procedette a una sistematica opera di rafforzamento difensivo con la costruzione della prima torre, a pianta quadrata, nel punto più facilmente accessibile agli sbarchi degli assalitori.
Federico II fece costruire probabilmente altre tre torri, ormai scomparse, e vi custodì il tesoro regio, raccogliendo anche sculture e resti delle costruzioni classiche ancora presenti.
Durante la dominazione angioina, aveva ancora una funzione strategica rilevante e presentava un antemurale merlato alla base, un grande arco sul mare, cinque torri, una prigione, una Gran Sala, un palacium magnum con giardino, stanze regali e due chiese.
In seguito a una tempesta, verificatasi nel 1370, fu restaurato per volere della regina Giovanna I, alla quale si devono il loggiato angioino, con archi in piperno a sesto acuto, e l’ambiente definito “Carcere delle regina Giovanna”, localizzato all’estremità nord del castello.
In questa fase prese il nome di Castel dell’Ovo, derivante dalla credenza, molto diffusa all’epoca, secondo cui il poeta Virgilio avrebbe nascosto nelle sue segrete un uovo magico con il potere di mantenere in piedi l’intera fortezza.
Una volta giunto nelle mani degli Aragonesi, le alte torri vennero abbassate e vennero modificate le strutture medievali, inadatte a fronteggiare la nuova minaccia delle artiglierie a polvere, con la realizzazione di una torre a sezione circolare e di due torri di forma ottagonale.
Dopo le distruzioni dovute alla lotta tra spagnoli e francesi per il Regno di Napoli, venne ricostruito nei primi decenni del viceregno. Gli interventi si concentrarono nella parte più prossima alla terraferma al fine di aumentarne la potenza di fuoco e di renderlo difendibile da un minor numero di truppe.
In quanto si riteneva di minor importanza rispetto a Castel Nuovo e Castel Sant’Elmo, svolgeva principalmente la funzione di batteria costiera e veniva utilizzato per alloggiare la corte e le truppe e per uso detentivo. Inoltre, la sua ubicazione lo rendeva anche una ideale polveriera in quanto una eventuale deflagrazione non avrebbe danneggiato la città.
Durante la rivolta di Masaniello del 1647, ebbe il ruolo di tenere lontane le navi francesi, che portavano i soccorsi ai ribelli, e di bombardare Chiaia in occasione delle incursioni dei popolari.
Nell’ultimo decennio del Seicento fu realizzata all’estremità del castello la batteria costiera del Ramaglietto, su progetto dell’ingegnere fiammingo Ferdinando Grunemberg, per ospitare cannoni a mano con una gittata in grado di coprire gran parte dello specchio d’acqua antistante il porto.
Durante il periodo del cosiddetto "Risanamento", che cambiò il volto di Napoli dopo l’Unità d’Italia, fu proposto l’abbattimento del castello per far posto a un nuovo rione.
L’idea non venne appoggiata e l’edificio rimase di proprietà del demanio, in stato di abbandono fino all’inizio dei restauri nel 1975.
Oggi nelle sue grandi sale si svolgono mostre, convegni e manifestazioni e alla sua base si trova il famoso porticciolo turistico del Borgo Marinari.

Indirizzo

Via Eldorado, 3 – 80132 Napoli (Napoli)

Orari

Lun-Sab dalle 9 alle 18.30. Domenica dalle 9 alle 14.

Informazioni

Tel: 081 795 6180

Fax:

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