Mostra
Arte contemporanea
"Per vedere, devi sollevare il velo, operando uno sforzo, perché l’arte non è mai del tutto facile, ha sempre bisogno di una decifrazione" Emilio Isgrò
Canto Napoli è la mostra che Emilio Isgrò dedica alla città di Napoli, un progetto inedito curato da Eike Schmidt, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte.
Artista concettuale e pittore – ma anche poeta, scrittore, drammaturgo e regista – il Maestro Emilio Isgrò (Barcellona Pozzo di Gotto, 1937) è uno tra i maggiori protagonisti dell’arte contemporanea internazionale. A partire dagli anni Sessanta sviluppa la pratica della Cancellatura come gesto poetico e critico, riflessione sul linguaggio, sulla memoria e sui processi della conoscenza. Questa tecnica divenuta ormai suo metodo distintivo applicato su materiali testuali di grande varietà (dai Promessi Sposi a La Bibbia, dall’Odissea alla Costituzione italiana fino alla prossima ‘cancellazione’ dell’Enciclica Laudato si’ iniziata con Papa Francesco e proseguita con Leone XIV), è qui rivolta per la prima volta alla musica napoletana.
Il corpus delle partiture di alcuni tra i più celebri brani del repertorio partenopeo è sottoposto così a una rigorosa operazione di Cancellatura sulla cui superficie si posano insetti, come attratti dalla dolcezza di melodia, armonia, ritmo e versi, custoditi nelle partiture. Le complesse e deliziose figure retoriche che attraversano la canzone napoletana diventano così traccia e fondamento di un ulteriore segno che l’artista vi sovrappone con rinnovata intensità poetica. Non tutte le parole (e le celebri frasi che hanno fatto sognare, e amare, intere generazioni dall’Ottocento ad oggi) sono infatti cancellate da Isgrò: il risultato finale appare simile a un componimento ermetico che affascinerà ogni tipo di visitatore.
Le venticinque canzoni scelte spaziano da ‘O sole mio (versi di Giovanni Capurro e musica Eduardo Di Capua e Alfredo Mazzucchi, 1898) nella duplice versione chiara e scura, a Voce ‘e notte di Edoardo Nicolardi ed Ernesto De Curtis (1904) e a Reginella (scritta nel 1917 da Libero Bovio), passando per Maruzzella di Renato Carosone (1954), fino a Resta cu’mme con musica di Domenico Modugno (1957) che scriverà anche Tu si’ na cosa grande (1964) e all’ormai classica Napul’è di Pino Daniele (1977). Passando per tanti brani immortali o comunque popolarissimi: Te voglio bene assaje (1839 testo di Raffaele Sacco, musica attribuita a Donizetti), Funiculì funiculà (1880 testo di Peppino Turco, musica di Luigi Denza), Torna a Surriento (1894 di G. De Curtis), I’ te vurria vasà (1900 di Russo-di Capua), Comme facette mammeta (1906 di Capaldo-Gambardella), Ninì Tirabusciò (1911 di Califano-Gambardella), ‘O surdato ‘nnammurato (1915 di Califano – Cannio), Santa Lucia e Santa Lucia luntana (1919 di E.A. Mario), Scalinatella (1948 di Buonagura-Cioffi), Anema e core (1950 di Tito Manlio – D’Esposito), Luna Rossa (1950 di De Crescenzo-Vian), Malafemmena (1951, A. De Curtis in arte Totò), Guaglione (1956 di Nisa a Fanciulli), Nun è peccato (di Ugo Calise successo anni ‘60 di Peppino di Capri), A Canzuncella (1977 di Paolo Morelli degli Alunni del Sole).
Accanto alle scritture musicali riarrangiate da Isgrò, trovano posto tre lavori a tutto tondo: due mandolini e una chitarra classica a dimensione reale, attraversati dagli stessi insetti che popolano le opere bidimensionali.
La mostra è allestita in prossimità della sala dedicata al presepe napoletano, espressione tipica della cultura figurativa settecentesca. Le partiture cancellate sono realizzate con tecnica mista su carta stoffa montata su legno. In questo contesto, l’intervento di Isgrò si colloca in un dialogo serrato fra tradizione e ricerca concettuale.
“Questo nuovo progetto nasce, sì, da un amore antico per la canzone napoletana, ma anche da qualcosa di più ostinato: il desiderio di restituire centralità alla dimensione storica. La cultura europea, e dunque napoletana, si fonda, infatti, sulle grandi tradizioni e l’arte. Credo, serva proprio a rendere quelle tradizioni non soltanto accettabili ma necessarie e vitali anche per il futuro” spiega Isgrò.
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