Peppe Iannicelli — 23/08/2021

Zampilli di fede

Un viaggio alla scoperta dei più importanti battisteri paleocristiani della Campania. Storie di fede e martirio, miracoli e leggende misteriose che hanno attraversato i secoli dall’editto di Costantino e Licinio fino ai giorni nostri

L’editto di Costantino e Licinio siglato nel 313 d.C. sancì nei territori occidentali ed orientali dell’Impero Romano la libertà di culto. I cristiani, fino a quel momento vittime di gravissime persecuzioni, potevano adesso venerare i propri dei e celebrare i propri riti pubblicamente. Non è più tempo di catacombe e di una fede nascosta e sussurrata per il timore di esser decapitati o finire in pasto ai leoni in un anfiteatro tra la folla impazzita urlante. I cristiani possono vivere la loro fede alla luce del sole. Possono costruire chiese e luoghi di culto in totale libertà.

La Campania Felix, attraversata dall’Apostolo Paolo condotto in giudizio al cospetto dell’Imperatore Romano, è tra le regioni più ricche di meravigliose testimoniane di architettura paleocristiana con alcuni monumenti di straordinaria importanza storica ed artistica: i battisteri.

Le vasche battesimali accoglievano i “catecumeni” coloro cioè che – al termine di un percorso di formazione religiosa e condivisione sociale – potevano nascere alla nuova vita cristiana. Il battistero, anche nell’origine etimologica greca, è al tempo stesso un luogo di morte e di resurrezione. Il catecumeno ripercorre il cammino di Gesù che nelle acque del Giordano riceve il battesimo da San Giovanni. Muore l’uomo vecchio con i suoi peccati, le sue debolezze e rinasce il cristiano nuovo purificato dall’amore di Dio.

Durante le persecuzioni, il battesimo dei catecumeni veniva sovente celebrato proprio nei pressi di un fiume, stando bene attenti a non dare troppo nell’occhio.
I battisteri al contrario diventano edifici sacri al centro della vita spirituale e della comunità religiosa.

Duomo di Napoli. Il Battistero accanto a San Gennaro

Uno dei più antichi battisteri dell’Occidente è quello di San Giovanni attualmente inglobato nella Basilica di Santa Restituta nel Complesso del Duomo di Napoli che custodisce anche le ampolle con il sangue del Vescovo Martire San Gennaro. Guardando l’altare maggiore sovrastato da una sfolgorante rappresentazione mariana, troviamo a destra la Cappella del Tesoro di San Gennaro, con statue ed affreschi che testimoniano il secolare rapporto tra la città ed il suo Patrono il cui venerato sangue si trova in una cassaforte proprio dietro l’altare maggiore. Dalla parte opposta, rispetto alla Cappella del Tesoro, una porticina molto discreta che spesso passa inosservata. Basta però aprirla per restare senza parole al cospetto della Basilica di Santa Restituta.

Siamo giunti in uno dei luoghi più sacri della fede partenopea che sorge nel cuore della città greco-romana. La costruzione del Battistero risale al IV secolo. La sala battesimale ed il portico oggi evoluti architettonicamente nella Basilica erano l’epicentro della comunità cristiana. La vasca ha un diametro di due metri ed una profondità di sessanta centimetri. Veniva riempita in occasione delle cerimonie battesimali al termine delle quali l’acqua defluiva da un canale di scolo. La semplicità mistica della vasca battesimale contrasta visivamente con le ricchissime decorazioni che si trovano alle pareti e sulla volta di un intenso blu turchese intarsiato da tessere d’oro. Gli affreschi raffigurano scene evangeliche con evidenti riferimenti al battesimo ed all’eucarestia: Samaritana al pozzo, Nozze di Canaa, Battesimo di Gesù al Giordano. Era la Bibbia dei poveri destinata a trasmettere con le immagini il messaggio evangelico ad una popolazione in gran parte analfabeta.

Il mistero di Cuma

Il passaggio dell’apostolo Paolo, nel 61 d.C., ed il martirio di San Gennaro, durante le persecuzioni dell’imperatore Diocleziano, hanno favorito la diffusione della religione cristiana nei Campi Flegrei. Sono diverse le testimonianze storiche e leggendarie di tale devozione, come la pietra del martirio nel Santuario di San Gennaro a Pozzuoli che si arrossa contemporaneamente al prodigioso scioglimento del sangue nelle ampolle custodite nel Duomo di Napoli. Dopo l’editto di Costantino, ottenuta la libertà religiosa, i cristiani di quel territorio si organizzarono al meglio per divulgare la loro fede. Gli scavi archeologici avvenuti nei primi tre decenni del secolo scorso hanno riportato alla luce nell’area del tempio di Giove un battistero paleocristiano. Era evidente l’intento della comunità cristiana di sostituire i “dei falsi e bugiardi” – prendiamo a prestito un’espressione virgiliana – con il vero Dio nella forma trinitaria del Padre, Figlio e Spirito Santo. Questo battistero ha una particolarità architettonica assolutamente peculiare: una colonna al centro della vasca. La funzione ed il significato di tale colonna sono ancora oggetto di studio da parte di storici ed archeologici. La colonna potrebbe esser una raffigurazione del cero pasquale che ancora oggi nella liturgia della notte di Pasqua viene immerso nell’acqua. Oppure la medesima colonna poteva esser utilizzata come piedistallo per un fuoco purificatorio: il dio cristiano nuova luce del mondo.

Nocera. Le colonne della purezza

La Vasca Battesimale di Santa Maria Maggiore conta sette metri di diametro, una profondità di 1,30 metri ed un parapetto di circa 70 centimetri. È un monumento davvero imponente fondato nel VI secolo d.C. nel momento di massimo splendore di Nuceria Alfaterna, centro di grande importanza commerciale e militare tra Salerno e Napoli. Proprio per la sua caratteristica di crocevia territoriale, Nuceria era considerata particolarmente adatta alla propaganda della fede. La Rotonda (è un altro nome del Battistero di Santa Maria Maggiore) è riccamente decorata di marmi e colonne provenienti da templi romani ormai in disuso. Anche in questo caso, i cristiani vogliono dimostrare il loro nuovo ruolo nella società impadronendosi dei decori utilizzati dalle religioni precedenti. Quindici coppie di colonne, di stile diverso proprio per l’eterogeneità della provenienza, circondano la vasca battesimale accentuando la sacralità del luogo e sorreggendo una cupola slanciata. Delicatissimi gli affreschi delle cappelle laterali che risalgono al quattordicesimo secolo. I catecumeni erano completamente immersi nell’acqua durante il rito battesimale. Il monumento fu fatto restaurare in epoca più recente da Ferdinando II di Borbone Re delle Due Sicilie. La leggenda narra che solo chi abbia animo puro possa passare in mezzo alle colonne senza pericolo. Sono molte strette. Pertanto l’impresa è alquanto ardua proprio come quella di mantenere pura la propria anima.

San Giovanni in Fonte

Il nostro viaggio si conclude a sud della Campania a Padula, poco distante dalla Certosa di San Lorenzo. Siamo arriva al Battistero Paleocristiano di San Giovanni in Fonte costruito nel sesto secolo dopo Cristo nel borgo di Marcellianum che ospitava alla fine dell’estate un’importantissima fiera che richiamava migliaia di persone anche dalle regioni limitrofe Apulia, Bruzio, Calabria. Anche in questo caso, dunque, si costruisce il battistero in un luogo molto conosciuto e frequentato per dare maggiore risalto alle cerimonie religiose e spronare anche i più scettici alla conversione. Questo battistero, a differenza di tutti gli altri le cui vasche erano riempite manualmente in occasione delle cerimonie, è alimentato direttamente da una sorgente perenne. L’afflusso di acqua è continuo, ma in alcuni periodi dell’anno più o meno abbondante. È una caratteristica pressoché unica al mondo. E dalla portata dell’acqua sorgiva in occasione dei battesimi i credenti traevano auspici propizi o nefasti per il futuro.

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