Redazione — 26/02/2026

Marzo e i riti della Quaresima: aste, intrecci e memoria viva nei borghi della Campania

Nel Sannio le voci dell’Asta del Purgatorio, sulla Costiera Amalfitana i silenzi dell’intreccio delle palme. Due tradizioni diverse, entrambe iscritte all’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano (IPIC), che tutela e valorizza riti, conoscenze e saper fare delle comunità campane

Nel cuore del Sannio, la quarta domenica di Quaresima (15 marzo 2026), il sagrato della chiesa di San Martino a Cerreto Sannita (BN) si trasforma in un teatro a cielo aperto. È il momento de L’ Priatorij, l’antica Asta del Purgatorio: una vendita pubblica di prodotti offerti dai fedeli in suffragio dei propri defunti. Un tempo si mettevano all’asta grano, olio e vino; oggi accanto ai prodotti della terra compaiono dolci tradizionali, pasta fresca, rustici preparati nelle case del paese.

Il banditore anima la piazza con richiami e battute in dialetto, mentre la comunità partecipa con entusiasmo. Il ricavato è destinato alla celebrazione di messe in suffragio, ma il significato del rito va oltre l’aspetto religioso: è un momento di condivisione, di memoria collettiva, di identità che si rinnova anno dopo anno. Sacro e profano si intrecciano in un equilibrio che racconta la storia e il carattere di un’intera comunità.

*Foto da Pro loco Cerreto Sannita "Cominium"

A Conca dei Marini, in provincia di Salerno, la Domenica delle Palme (29 marzo 2026) assume una forma diversa, più silenziosa ma altrettanto intensa. Qui sopravvive l’antica arte dell’intreccio dei rami di palma, lavorati con pazienza e maestria per creare figure simboliche dal profondo significato religioso: spighe, colombe, piccoli cesti.

La preparazione inizia settimane prima, quando le palme vengono coltivate e curate affinché i germogli restino teneri e chiari, adatti alla lavorazione. Nelle case del borgo, mani esperte ripetono gesti tramandati di generazione in generazione, mantenendo viva una tradizione che ha rappresentato per lungo tempo anche una fonte di sostentamento per la comunità locale. Le palme intrecciate, una volta benedette, diventano simbolo di pace e protezione.

Entrambe le tradizioni condividono una radice profonda: la fede come espressione comunitaria e la memoria come patrimonio vivo. Sia l’Asta del Purgatorio sia L’intreccio delle palme sono iscritte all’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano (IPIC), lo strumento regionale che cataloga e valorizza il patrimonio culturale immateriale e le pratiche tradizionali connesse alle tradizioni, alle conoscenze e ai saper fare delle comunità della Campania.

Attraverso questi riti, i borghi campani non custodiscono soltanto usanze del passato, ma rinnovano ogni anno un senso di appartenenza condiviso. In piazza o nelle case, tra offerte gridate o intrecci pazienti, la tradizione continua a vivere, trasformandosi in memoria attiva e identità collettiva.

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