Redazione — 28/10/2022

"I volti di Massimo Troisi", 66 opere in mostra a Procida

49 artisti rendono omaggio all'attore napoletano. Esposta anche la bicicletta de Il Postino.
Il curatore Stefano Veneruso, nipote di Troisi: «Disse a mia madre: “‘Sto film ‘o voglio firnì co’ ‘o core mio”»

Ventotto anni dopo le riprese de Il Postino, film vincitore di un premio Oscar, la biciletta guidata da Massimo Troisi nella sua ultima straordinaria interpretazione fa ritorno a Procida in occasione della mostra a lui dedicata. "Il Postino dietro le quinte. I volti di Massimo Troisi", esposizione collettiva d’arte contemporanea inaugurata il 20 ottobre presso le Officine dei Misteri del Complesso monumentale di Palazzo d’Avalos, presenta 66 opere realizzate da 49 artisti affermati e giovani talenti, da Lello Esposito a Filippo Bragatt, da Armando De Stefano a Vincenzo Mollica, fino allo stesso Troisi.

Il compianto attore napoletano è infatti l’autore di un’opera datata 1992, da cui la mostra ha avuto origine.

«È partito tutto da quell’opera astratta di Massimo, la prima che ho collezionato a partire dal 1996 – ha raccontato Stefano Veneruso, nipote di Troisi e curatore della mostra –. Da lì sono arrivate opere di persone che spontaneamente me le hanno regalate, finché non è arrivata un’opera magnifica del grandissimo Armando De Stefano, realizzata per un fortunato compact disc di poesie di Paolo Neruda lette da grandi artisti, tra cui Arbore, Foa, Amendola e tanti altri. E poi c’è l’opera delle opere, che è la bicicletta de Il Postino

Proprio la celebre bicicletta e una foto di Massimo tratta dalla pellicola cinematografica accolgono il pubblico all’inizio del percorso espositivo, aperto tutti i giorni, con ingresso gratuito, fino al 6 gennaio 2023.

«Mi lega a quest’isola un ricordo fortissimo, doloroso anche – ha continuato Veneruso perché Massimo ai tempi delle riprese non stava bene. Ma lui, con la sua caparbietà e ostinazione, ha voluto portare avanti il film. Disse a mia madre: “‘O voglio firnì co’ ‘o core mio”. Non ha dato la vita per questo film, ma secondo me ha pensato in qualche modo di poter cambiare il mondo, perché allora fare un film sulla poesia era difficile, ci si domandava chi potesse andare a vederlo. E invece è stato un successo mondiale, premiato con un Oscar. La mostra è una narrazione, un racconto di Massimo attraverso estratti di sue interviste memorabili, ma soprattutto le opere di 49 artisti: a ognuno ho anche chiesto di raccontare in poche righe il “proprio” Massimo; quindi, oltre all’opera, c’è anche il pensiero dell’artista.»

«La Scabec è felice e onorata e di aver organizzato questa mostra – ha dichiarato Pantaleone Annunziata, Amministratore Unico di Scabec –. Quando Il Postino uscì nelle sale, ricordo che studiavo Filosofia all’università e mi imbattei in questa definizione: “tanto gli animali quanto gli angeli non ridono, ma ride solo l’uomo. Quindi la traccia dell’umano è nel riso, nel riso tragico. Troisi rappresenta (purtroppo solo in maniera simbolica oggi) e ha rappresentato la traccia dell’umano. Troisi ci appartiene: quando un simbolo riesce a esprimere tutta la sua forza come lui ha fatto, appartiene a ciascuno di noi.»

In occasione dell'opening, sulla facciata del Complesso monumentale di Palazzo d'Avalos, sono stati proiettati un estratto del Backstage de Il Postino - Uno sguardo dentro (1994-2022), diretto e prodotto da Stefano Veneruso, immagini delle opere d'arte protagoniste della mostra e alcune frasi di Massimo Troisi su temi che riguardano il cinema, l’amore, la famiglia, i figli: «La famiglia è comunque una cellula del potere – diceva Massimo –. Per non veder combattere tuo figlio contro tutto, per non mandarlo allo sbaraglio, gli dici questo non si fa, quest’altro non si fa. E invece molte cose s’hanna fa’. Secondo me i figli bisognerebbe cominciare a educarli un po’ male, per cambiare qualcosa

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