Redazione Scabec — 08/07/2021

Gli Etruschi in Campania, i Principi di Pontecagnano 

Quali confini dareste all’antica Etruria? Toscana, Lazio o Campania? La risposta è più complessa di quanto sembra: Etruria è quell’area geografica delimitata dal corso di due importanti fiumi, l’Arno e il Tevere, a cui si aggiungono propaggini settentrionali e meridionali con il centro di Felsina (l’attuale Bologna), e due aree della Campania, ovvero la piana del fiume Volturno, con il centro di Capua, e più a sud, l’Agro Picentino, con il sito di Pontecagnano.

Le misteriose origini

Da sempre questo popolo affascina ed incuriosisce, soprattutto per una serie di caratteristiche culturali e linguistiche che lo rendono diverso dalle altre popolazioni della nostra penisola. La lingua etrusca, ad esempio, non è di origine indoeuropea, e sembra isolata dalle altre lingue del Mediterraneo antico, tuttavia, il suo carattere misterioso ed alieno è semplicemente dovuto ad una carenza di testi “letterari”, una conoscenza ridotta solo ai nomi, ai pronomi, ai numerali o ai verbi usati nelle brevi formule ed iscrizioni funerarie giunte a noi. Inoltre anche sulle sue origini già gli antichi avevano ideato una serie di ipotesi e teorie: Erodoto, ad esempio, propone un arrivo dalla Lidia a seguito di una tremenda carestia; Ellanico di Lesbo, altro storico greco del V secolo a.C., li identifica con i Pelasgi provenienti dalla Grecia; infine, Dionigi di Alicarnasso (I sec. a.C.), ritiene che fossero originari del posto.

L'arrivo in Campania

Tra la fine del X e gli inizi del IX secolo a.C., in Campania arrivano gruppi di etruschi, portatori di una cultura detta “villanoviana”. Essi giungono sia per terra, attraverso le valli del fiume Sacco e del fiume Liri, nella piana campana, sia per mare, con l’approdo nell’Agro Picentino, spingendosi al sud del fiume Sele e nel Vallo di Diano, a Sala Consilina, insediamenti, questi ultimi, che ben presto, saranno assorbiti dalla cultura locale e quindi non più parte dell’Etruria campana, facendo di Pontecagnano l’ultimo avamposto etrusco nel sud Italia.

Pontecagnano, un'area al margine ma di forte e proficua influenza

Pontecagnano diviene un insediamento fiorente ed importante, arricchito negli anni dalle molteplici genti, religioni, lingue e culture lì presenti o di transito nella sua zona, una zona di frontiera. Un’area sì al margine, ma di forte e proficua influenza, una comunicazione reciproca e favorevole per la nascita di una cultura mista. Tra le genti con cui Pontecagnano entra in contatto ci sono, i Fenici, il cui circuito di scambi comprende anche la Sardegna, e sardi sono alcuni prodotti rinvenuti nelle tombe etrusche di questo periodo e i Greci, quelli provenienti dall’isola di Eubea - già nei primi decenni dell’VIII secolo a.C. - come ci testimonia la presenza di vasi importati e presenti nei siti di Pontecagnano, Capua e Veio.

La tipologia dei vasi rinvenuti è riconducibile, nelle loro forme vascolari, alla pratica del consumo del vino, un cerimoniale tipico delle aristocrazie greche che deve aver affascinato i capi locali e che viene sapientemente utilizzato dai mercanti stranieri per creare una connessione, un legame, con le realtà del posto con cui intraprendere dei rapporti commerciali. Questa fase di scambi di tipo cerimoniale si conclude con la fondazione, verso la metà dell’VIII secolo a.C., di un avamposto greco stabile nelle acque del Mar Tirreno, ovvero Pithekoussai (l’attuale Ischia).

La nascita dei principi e delle principesse

Nel periodo cosiddetto Orientalizzante (fine VIII - inizi VI secolo a.C.), a Pontecagnano, come in tutta l’Etruria, si afferma una società di tipo gentilizia. I centri insediativi sono nelle mani di pochi clan (gentes), gruppi familiari uniti e devoti ad un antenato comune, al cui nucleo originario, fatto di parenti o affini, si aggiungono i servi e i clienti che vi orbitano intorno. Ogni gens cerca di accentrare progressivamente il potere economico, politico e religioso. Nel VII secolo a.C., questo potere si trasforma in un’affermazione ed esaltazione di tipo personale, nascono così i principi e le principesse etrusche. Di principi, in Italia e nel Mediterraneo, ce ne sono tanti, ma la particolarità di questo periodo e che sembrano tutti parlare la stessa lingua, un processo di globalizzazione ante litteram. La parola sobrietà è messa al bando, ciò che bramano i “principi” di questo secolo è il lusso: la ricercatezza delle materie prime, il luccichio dell’oro, dell’argento e del bronzo, i contenitori cesellati, i decori elaborati, i ricchi gioielli di abili artigiani, ceramiche dipinte o oggetti esotici e rari, stoffe preziose con cui adornarsi. Insomma, quello dello sfarzo è uno stile di vita, da godere e da augurarsi fino alla fine.

L'apice della potenza di Pontecagnano

Questi sono i secoli dell’apice della potenza di Pontecagnano, mai più riuscirà ad eguagliare la ricchezza, l’influenza e l’alto livello raggiunto nei traffici commerciali in questi anni. I suoi interlocutori economici e culturali provengono da tutto il Mediterraneo: dall’Egitto alla Grecia, dall’oriente all’occidente, dalla Sicilia alla Sardegna. I principi di Pontecagnano, possono affermare in ambito funerario, di non non essere secondi a quelli dell’Etruria propriamente detta, arricchendo le sepolture di oggetti di eguale bellezza e pregio, e caratterizzandole, nel caso di quelle di tipo maschile, salvo eccezioni, con il rituale funebre eroico, quello del mondo epico descritto da Omero nei suoi immortali versi.

Le 10000 tombe riportate alla luce

Dopo molti secoli dalla loro sepoltura, i “principi” di Pontecagnano sono ritornati alla luce, grazie alle indagini archeologiche condotte, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, nella necropoli antica, proprio sotto l’abitato moderno. Così come i resti di altre tombe indagate e appartenenti ad altri momenti di vita del sito, le tombe principesche sono state traslate e riposte nelle ampie sale di un moderno edificio, realizzato appositamente per questa funzione, quella di museo. La struttura, architettonicamente asciutta, appare solida ed imponente, tuttavia alleggerita dalla presenza, sia interna che esterna, di intere pareti di vetro che consentono alla luce di attraversarla e di trasformarla in una luminescente scatola delle meraviglie. L’edificio altro non è che il MAP - Museo Archeologico Nazionale Pontecagnano che illustra la storia del sito omonimo attraverso lo scavo di ben oltre 10000 tombe, 9000 al tempo della sua inaugurazione che risale al 2007. Il museo risulta essere unico nel suo genere, i suoi ampi spazi, le curate scelte espositive, unite alla professionalità dei suoi addetti, rendono la visita e la conoscenza degli Etruschi di Pontecagnano un’esperienza immersiva ed indimenticabile. 

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