Peppe Iannicelli — 11/02/2022

Con “L’amica geniale” alla scoperta della Napoli di Elena Ferrante

Il successo della terza serie televisiva de “L’amica geniale” ha riacceso l’attenzione degli appassionati della tetralogia di Elena Ferrante. In coincidenza della messa in onda della terza serie televisiva sono ripresi anche i tour movie destinati ai visitatori che desiderano scoprire dal vivo i luoghi de “L’amica geniale”, segnalati anche dalla guida Lonely Planet Campania edizione speciale realizzata in collaborazione con la Scabec - Regione Campania.

Foto da Instagram di @lamicageniale2_

Le vicende di Lila e Lenù continuano a svolgersi nell’Italia che dal dopoguerra si proietta verso gli anni Settanta tra il Nord Italia e la città di Napoli, che resta protagonista centrale della narrazione. Napoli non è soltanto lo scenario nel quale si muovono le bambine, poi adolescenti diventate donne nella terza serie. Napoli, con i suoi luoghi, compartecipa allo sviluppo narrativo assecondandone la bellezza e la brutalità. Napoli che vive i fermenti del ’68 e le disumane condizioni di sfruttamento dei lavoratori. Napoli della grande bellezza degli incantevoli panorami da Posillipo e dal Corso Vittorio Emanuele, Napoli sfregiata dalla cementificazione selvaggia.

Il Rione Luzzati

A pochi metri dal Centro Direzionale e dalla Stazione ferroviaria di Piazza Garibaldi il Rione Luzzati dove Lila e Lenù vivono la gran parte delle loro storie dall’infanzia fino allo straziante epilogo del romanzo. Il Rione non è soltanto un luogo fisico; è ventre materno e al tempo stesso gorgo mostruoso. Il set cinematografico l’ha riprodotto a Marcianise, in provincia di Caserta, ma la Parrocchia della Sacra Famiglia, la biblioteca, la scuola, i giardinetti sono proprio quelli frequentati dalle protagoniste come descritti da Elena Ferrante.

Dopo le installazioni di street art ispirate al romanzo ed installate nel Rione Luzzati a cura della Campania Film Commission e del Museo Madre, un gigantesco murales alto circa venti metri cattura l’attenzione dei visitatori. Lila e Lenù sono state dipinte dall’artista venezuelano Gomez che ha rielaborato alcuni disegni degli studenti dell’Istituto Comprensivo Ruggiero Bonghi. Un tentativo, attraverso l’arte, di emancipazione, che però nella trama letteraria fallisce nella durezza disumana delle fabbriche di San Giovanni a Teduccio.

Foto da Instagram di @luisgomezdeteran

Foto da Instagram di @luisgomezdeteran

Piazza Plebiscito e Piazza dei Martiri

Sfogliando le pagine de “L’amica geniale” si arriva alle due piazze simbolo di Napoli, quella del Plebiscito e dei Martiri. Per gli abitanti del periferico Rione Luzzati giungere in queste piazze aveva il sapore della conquista. Al cospetto del Palazzo Reale, lo scontro brutale, la rissa sanguinaria tra due mondi e due modi completamente diversi di vivere. A Piazza dei Martiri, il negozio di calzature Cerullo che per qualche tempo donerà ai lettori l’illusione che Lila possa sottrarsi al suo destino d’emarginazione e sofferenza. Un negozio che diventerà l’alcova di amori proibiti e di scoperte laceranti. In ogni pagina, in ogni frame televisivo, il senso della lacerazione che attraversa le relazioni sociali, l’urbanistica, il mondo interiore dei protagonisti.

Foto da Instagram di @lamicageniale_italia

Port’Alba, libri ed amori

Delle due protagoniste, Lila è certamente quella che appare più lacerata e disunita, per citare Paolo Sorrentino. Il mondo e i luoghi di Lenù sono certamente più rassicuranti: la libreria di Mezzocannone dove troverà un lavoretto part-time, le bancarelle di libri a Port’Alba, la libreria di Tullio Pironti dove acquista “il suo libro di sconcezze”, il Liceo del primo articolo e dell’amore controverso che sboccia per Nino. All’apparenza Lenù appare per tutto il romanzo come colei che è riuscita con lo studio e la scrittura a migliorare la sua condizione sociale. Ma in realtà, la madre continua a rinfacciarglielo con brutalità, sarà sempre “una del Rione” con tutte le sue contraddizioni anche quando sarà diventata una scrittrice di successo.

Foto da napoli.repubblica.it di Riccardo Siano

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