La Campania è una terra ricchissima di tradizioni carnevalesche, con feste che animano borghi e città attraverso maschere, musiche, danze e rituali popolari. Il Carnevale diventa così un tempo speciale di partecipazione collettiva, capace di trasformare lo spazio urbano in un palcoscenico diffuso di colori e allegria.
I carnevali campani iscritti all’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano (IPIC) rappresentano un patrimonio di grande valore storico e culturale. Queste manifestazioni, radicate nei territori e nelle comunità che le custodiscono, raccontano un mosaico di tradizioni diverse, unite da simboli, gesti rituali e forme di espressione che affondano le radici nel passato.
Nel 2026, il Carnevale in Campania continua a essere non solo una festa, ma un’esperienza viva che intreccia spettacolo, creatività e convivialità. Dai cortei alle rappresentazioni teatrali, dalle danze alle musiche tradizionali, ogni celebrazione contribuisce a rendere il Carnevale un momento centrale della vita culturale regionale, espressione di una tradizione ancora capace di coinvolgere e sorprendere.
La Mascarata Serinese 2026, giunta alla XXXVII edizione e riconosciuta come Patrimonio Immateriale della Campania, è uno degli eventi più attesi dalla comunità di Serino. La manifestazione unisce storia, folklore e partecipazione collettiva, trasformando le strade della frazione San Biagio e dei comuni coinvolti in un palcoscenico a cielo aperto. Al centro della Mascarata prende forma un racconto simbolico fondato sul contrasto tra i Belli e i Brutti: i primi incarnano l’armonia, l’eleganza e l’ordine della festa, danzando con movimenti composti e costumi curati; i secondi rappresentano la deformazione, l’eccesso e la comicità carnascialesca, rompendo le regole e sovvertendo i modelli sociali. Da questa contrapposizione nasce il matrimonio rituale e grottesco che anima il corteo, espressione di identità, ironia e memoria popolare.
Il programma si sviluppa fino a marzo con sfilate, laboratori, incontri culturali e momenti conviviali, a partire dalle uscite ufficiali della Mascarata e dal Mascarata Lab 2026. Momenti centrali saranno le sfilate dell’8, 15 e 17 febbraio, a San Biagio, ad Avellino per Cento Carnevali d’Irpinia e nel tradizionale Carnevale Morto, rito simbolico e identitario.
Il Carnevale di Montoro (AV) noto come "Mascarata", si distingue per le manifestazioni storiche nelle frazioni di Piazza di Pandola, Borgo, Figlioli e Banzano. Ogni Mascarata mantiene saldamente il legame con la sua cultura originaria, offrendo una varietà di personaggi e tradizioni.
Dai cortei ricchi di maschere tipiche come pulcinella a cavallo la vecchia detta anche avecchia ro carnualle cui movenze ricordano la vecchia baubo dei misteri eleusini, a vecchia cu a cunocchia ovvero con il fuso che rimanda a Cloto la prima delle tre moire, alle danze processionali apotropaiche, ambigue e allusive alla rinascita con il bacino dei corpi ritmicamente spostato in avanti, l’intreccio come un corpo compatto avanza a passo di tarantella militare come lo era per i salii gli antichi sacerdoti-danzatori di Marte che, prima di Roma era una divinità osco-sabellica antico popolo aviatore della valle di montoro. il Carnevale di Montoro rimane quindi un contenitore che nonostante le “moderne manipolazioni” mantiene integro buona parte del suo apparato strutturale confermandosi tutto sommato “ celebrazione” di tradizioni, legate a riti ancestrali della rinascita stagionale, autentiche e vivaci.

Ogni anno, durante il lunedì e il Martedì grasso, Pago del Vallo di Lauro (AV) si anima con sfilate di gruppi folkloristici che accompagnano un carro allegorico. Sono eseguite inoltre due danze popolari tipiche: il "Laccio d'Amore", danza antica legata al corteggiamento e ai riti propiziatori, e la "Quadriglia", danza di coppia introdotta dai francesi nel '700.
A Teora (AV) il Carnevale si celebra con "Lì Squacqualacchiun", figure antiche, primitive e grottesche che indossano un costume composto da un sacco di tela con una giacca stinta messa a rovescio. Il loro viso è coperto da un cappuccio che funge da maschera e che lascia intravedere solo gli occhi. In mano portano dei bastoni, indossano dei campanacci che emettono un rumore cupo e degli aghi di pino che usano per i loro rituali.
Nel loro girovagare per i rioni del borgo irpino, infastidiscono e ingiuriano i passanti con lazzi e gesti un po’ "spinti". Una volta giunti nel centro del paese, improvvisano una danza intorno a “lu pagliar” (il falò) e intorno alla fontana principale, compiendo il loro rito magico.
Il Carnevale di Montemarano (AV) ha inizio il 17 gennaio con la festa di Sant'Antonio Abate e raggiunge l'apice nei giorni di domenica, lunedì e Martedì Grasso. La festa termina la domenica successiva con la farsa drammatico-satirica della “Morte di Carnevale”.
La celebrazione è caratterizzata dalla particolare tarantella eseguita da coppie di danzatori mascherati (chiamati appunto "Mascarate"). Studi etnomusicologici collegano la danza processionale a riti precristiani, come i Saturnali e le Dionisie romane.

A Castelvetere sul Calore (AV), il carnevale affonda le sue radici nel 1683, con una storia di rivalità tra artigiani del Castello e della Pianura. La festa, ora un'esplosione artistica e tradizionale, coinvolge la comunità nella creazione di carri allegorici e costumi, diventando un'occasione di condivisione, degustazioni e divertimento.
La Zeza di Bellizzi Irpino, una frazione di Avellino, risale al XVII secolo ed è una rappresentazione comico-farsesca del matrimonio di Porzia, figlia di Pulcinella e Zeza.
Risalente al XVII secolo, è interpretata da attori maschili e coinvolge l'intera comunità, con costumi elaborati che parodiano uno stile ottocentesco borghese. La figura del Capozeza, organizzatore dell'evento, guida la quadriglia finale.
La Zeza di Mercogliano (AV) è una farsa tragicomica, erede della Commedia dell'Arte, eseguita durante il carnevale tra il 17 gennaio e il Martedì Grasso. La tradizione, risalente al XIX secolo, è nota a livello internazionale grazie al film "Decameron" di Pier Paolo Pasolini.
La Zeza rappresenta l'identità della comunità attraverso il colorato matrimonio di Vincenzella, coinvolgendo tutti in un corteo, una rappresentazione teatrale e la vivace quadriglia "Ballo Intreccio".
Nel periodo di carnevale, spettacoli come "A Zeza", "I Mesi" e il "Laccio d'Amore" arricchiscono l'atmosfera festosa di Avella (AV). La “Zeza” è un pezzo di teatro popolare cantato e accompagnato da nacchere, triccheballacche e tamburelli. Tutta la rappresentazione viene condotta da soli uomini travestiti, con sfrenate tarantelle che coinvolgono il pubblico. In scena anche la cantata de “I Mesi” dell’anno e il “Laccio d’Amore”, un ballo intorno a un palo che rappresenta, come il Majo, la fertilità e l’abbondanza.
La Zeza di Cesinali (AV) si svolge il Martedì Grasso con una rappresentazione teatrale vivace e ironica che racconta le nozze contrastate tra Porzia e don Zenobio.
Tra inseguimenti, rovesciamenti di ruolo e battute pungenti, Pulcinella e Zeza guidano la scena fino alla Quadriglia finale, danza collettiva scandita da comandi in francese maccheronico, che chiude la festa tra musica e movimento.
A Montemiletto (AV), la Zeza è una rappresentazione teatrale caratterizzata da balli, canti e costumi tradizionali che coinvolge circa 200 figuranti. Drammatizza un rito matrimoniale e narra la storia di Porziella, figlia di Zeza e Pulcinella, che vuole sposare il Marinaio, mentre il padre la promette al medico Don Zenobio.
La trama si sviluppa con diversi colpi di scena e, alla fine, tutti i personaggi partecipano alla Quadriglia - ballo popolare con archi fioriti - eseguita solo da uomini, seguendo la tradizione del teatro greco.
Durante il Carnevale, Rotondi (AV) si anima con la Quadriglia e la Zeza, protagoniste di una festa fatta di musica, danza e ironia. La Quadriglia coinvolge gruppi in costumi tradizionali con coreografie collettive, mentre la Zeza porta in scena personaggi come Pulcinella in una rappresentazione teatrale vivace e satirica. Le esibizioni trasformano il paese in uno spazio festoso e partecipato.
Il Carnevale di Cervinara (AV), celebrato il Martedì Grasso, ruota attorno alla ’Ndrezzata, antica danza guerresca ispirata alla tradizione ischitana e a una battaglia leggendaria locale.
Tra coreografie rituali, Quadriglia contadina e sfilate in costume, la festa diventa un momento di memoria collettiva e trasmissione delle tradizioni alle nuove generazioni.
Celebrato il Martedì Grasso, il Carnevale Petrurese (AV) anima Petruro di Forino con danze, maschere e momenti di convivialità. Il Ballo o ’Ntreccio e la Mascarata attraversano i quartieri, accolti nelle case con cibi tipici e vino. Cerchi intrecciati, nastri colorati e ritmi di tarantella creano un’atmosfera festosa e coinvolgente per chi assiste.
Il Carnevale dello "Scardone" di Pietrelcina (BN) celebra antiche tradizioni contadine con rappresentazioni sulla stagionalità dei lavori agricoli. La festa inizia il 17 gennaio, in occasione di Sant'Antuono, e dura fino al Martedì Grasso.
Ogni contrada del paese e masseria di campagna costruisce il proprio "Scardone", che viene poi dato al rogo, come rappresentazione della morte invernale e della rinascita primaverile.
Tra i più antichi d’Italia, il Carnevale di Capua (CE) anima la città tra Giovedì e Martedì Grasso con cortei mascherati, bande musicali e carri allegorici in cartapesta.
La festa si apre con il proclama satirico del Re Carnevale e culmina con il suggestivo rito della sua morte, celebrato da un corteo funebre che si conclude nel fiume Volturno, tra luci, decorazioni e atmosfera teatrale.
Il Carnevale di Castel Morrone (CE) è uno dei carnevali più radicati nella tradizione popolare. Con il suo mix di folklore, storia e rituali antichi, il carnevale morronese si distingue per le tradizionali parate di carri allegorici, che sono accompagnati dalle note della tammorra e dai canti tipici della zona.
Le maschere tipiche di Castel Morrone sono tra le più affascinanti della Campania, con figure mitiche e simboliche che raccontano storie legate alla cultura locale. La manifestazione è anche un’occasione per ritrovare la coesione sociale, con i cittadini che si riuniscono per celebrare insieme l’arrivo della primavera.
Il Carnevale di Cellole (CE) è un evento spontaneo che ha avuto origine negli anni '50 e si è successivamente arricchito grazie alla presenza di famiglie provenienti da Capua, una città con una forte tradizione carnascialesca. Presenta sfilate di carri allegorici e sfilate in maschera. Ogni quartiere realizza il proprio carro, seguito da un corteo di figuranti.
La manifestazione coinvolge anche le comunità dei paesi limitrofi fino al basso Lazio, diventando un motore dell'economia locale.
Il Carnevale di Palma Campania (NA), documentato dal 1859, è caratterizzato dalle Quadriglie, gruppi di maschere composti da circa 200 figuranti che eseguono temi prescelti suonando, cantando e ballando per le strade della città. Sotto la direzione di un maestro, la banda suona strumenti a fiato, grancassa e piatti, mentre i quadriglianti utilizzano tradizionali strumenti a percussione in legno. Il Martedì Grasso culmina con il "Canzoniere" e la premiazione della Quadriglia vincente con il Gonfalone Aragonese.

Il Carnevale di Saviano (NA) prende il via il 17 gennaio con i fucaroni e si conclude il Martedì Grasso con spettacolari sfilate di tredici carri allegorici e gruppi mascherati. Tra tradizioni popolari, cortei teatrali e ironia, le strade della città si trasformano in un palcoscenico festoso, animato dalle Contrade e da un’atmosfera coinvolgente che accompagna l’intero periodo carnevalesco.
Il Carnevale acerrano (NA) culmina il Martedì Grasso con la “chiagnuta ’e Vecienzo Carnevale”, un intenso rito funebre che mette in scena la morte simbolica del Carnevale.
Tra pianti rituali, canti popolari e tammurriate, la comunità rievoca antichi modelli di lutto collettivo e passaggio stagionale, legati ai cicli della natura e al tempo sospeso del carnevale.
Il Carnevale di Monterone a Forio d'Ischia (NA) celebra la tradizione con una banda che utilizza utensili contadini come strumenti musicali. La festa, con carri allegorici, gare e maschere, riflette l'atmosfera festosa del XVI secolo e coinvolge la tradizione dei "Carnevaletti," giorni di adorazione eucaristica come penitenza per i peccati commessi nel periodo carnevalesco.
Il Carnevale Popolare Pomiglianese (NA) si celebra il Martedì Grasso con rappresentazioni teatrali ispirate al mondo rurale e al ciclo delle stagioni.
Tra masserie e cortili storici prendono vita La Canzone di Zeza, Gli Antichi Mestieri, I Dodici Mesi e ’O Chianto a Muorto, in un susseguirsi di scene cantate, maschere e rituali che trasformano il paese in un grande palcoscenico popolare.
Il Carnevale di Agropoli (SA), che si svolge nel cuore del Cilento, è uno degli eventi più attesi e celebrati della regione, capace di attirare ogni anno migliaia di turisti.
Con una tradizione che affonda le radici nei secoli passati, il carnevale agropolese è noto per le sue spettacolari sfilate di carri allegorici, molti dei quali realizzati con materiali riciclati, che affrontano tematiche sociali e culturali con una vena di ironia e riflessione.
Durante i giorni di festa, il paese si trasforma in un'esplosione di colori e suoni, con eventi musicali, spettacoli di strada e balli che coinvolgono attivamente tutta la comunità. Tra le attrazioni principali, spiccano i gruppi mascherati e le esibizioni di danza folkloristica, che regalano un’atmosfera unica e rendono questo evento una vera e propria festa per tutti i sensi.
A Salento (SA) il Carnevale della Quadriglia è un evento che celebra la musica e la danza popolare. La Quadriglia, una danza tradizionale che risale al XIX secolo, è il cuore pulsante di questa manifestazione. I ballerini, vestiti con abiti tradizionali, si esibiscono in un vortice di passi e movimenti, creando un’atmosfera di gioia e spensieratezza. Il carnevale salentino è anche una festa gastronomica, con piatti tipici della tradizione contadina che vengono preparati e condivisi durante le celebrazioni. La Quadriglia diventa così un’occasione per riscoprire la cultura del territorio, dove la danza e il cibo si intrecciano in un mix di allegria e convivialità.
La Farsa Carnevalesca di Don Annibale è una tradizione teatrale che affonda le sue radici nei primi anni del XVIII secolo a Eboli (SA), in Campania.
Questa rappresentazione, tramandata di generazione in generazione, narra in chiave ironica e comica le vicende di personaggi storici locali, con al centro la figura di Don Annibale. La trama ruota attorno alle nozze tra Don Annibale e Giulietta, contrastate inizialmente da Zì Aniello, il padre della sposa, ma facilitate dall'intervento di un Dottore che funge da intermediario.
La storia si arricchisce con l'apparizione di Pulcinella, che chiede la mano della serva del Dottore, Carolina, aggiungendo elementi di folklore e divertimento. La rappresentazione si conclude con una festa collettiva caratterizzata da danze e canti tipici del carnevale.
Il Carnevale di Trentinara (SA) rievoca antichi riti legati al ciclo della natura. Il Martedì Grasso, maschere tradizionali con costumi improvvisati percorrono il paese in un corteo dissacrante e liberatorio. Il corteo, animato da rappresentazioni teatrali, si conclude con il rogo di un fantoccio paglierino, Vavo, mentre diavoli eseguono acrobazie tra le fiamme.
’A Maschkarata è l’Antico Carnevale Rurale di San Mauro Cilento (SA), celebrato l’ultima domenica precedente e il Martedì Grasso.
È una rappresentazione teatrale itinerante, ispirata alla commedia dell’arte che coinvolge il pubblico con maschere simboliche come Prucinella e Cannulluvàro.
Tra scene satiriche, musiche popolari e rito finale del fuoco propiziatorio, la tradizione settecentesca rivive ancora nelle scene “di piazza”, nel Museo e attraverso laboratori artigianali locali.
Una consuetudine antica che per i sanmauresi è radice, identità, appartenenza
Il Carnevale tradizionale di Aquara (SA) è un rito propiziatorio legato al mondo contadino che celebra il passaggio dall’inverno alla primavera. Tra travestimenti e inversione delle gerarchie sociali, il matrimonio simbolico e la figura di Carnaluvaru esorcizzano il disordine e invocano fertilità. La festa rafforza l’identità comunitaria e si conclude con la consegna della “maschera d’oro”.
Il Carnevale dei poveri si svolge ogni Martedì Grasso nella frazione Ariano di Olevano sul Tusciano (SA). Un corteo di figuranti mascherati, a dorso d’asino, canta filastrocche che personificano i dodici mesi dell’anno, celebrando il ciclo della natura.
La festa si chiude con il Funerale di Carnevale, tra satira popolare e tradizione orale tramandata alle nuove generazioni.
Il Carnevale di Cosentini, a Montecorice (SA), si celebra il Martedì Grasso con sfilate di maschere accompagnate da campanacci e trombe di cipolle.
Tra versi ironici, Ballata di Zeza, danze di tarantella e raccolta di cibo e vino, il borgo vive una giornata intensa che si conclude con il falò di Carnuluvaro, rito spettacolare che chiude il tempo del Carnevale.
25/06/2026
Fotografia
Mostra
27/04/2026
IPIC
Itinerari
Patrimonio immateriale
Tradizioni popolari
30/03/2026
Tradizioni popolari
Patrimonio immateriale
Patrimonio culturale
Itinerari
Festività
16/03/2026
Sociale
Scuola
Convegno
Visita guidata
Patrimonio culturale