Peppe Iannicelli — 18/02/2022

Carnevale di Montemarano: la tarantella del Caporaballo

Tre giorni di cortei mascherati guidati dal caporaballo al ritmo incalzante della tarantella, con solenni bevute di vino ed abbondanti libagioni prima dei digiuni quaresimali nel paese di Virgilio e Basile.

Foto da Instagram di @cortecorbo

“È assuto Carnovale! È assuto Carnovale”. È la secolare formula magica che accende la miccia del Carnevale di Montemarano, in provincia di Avellino. Poche parole che passano di bocca in bocca attraversando le strade e le piazze di un borgo dalla storia millenaria.

Il Carnevale di Montemarano non è una semplice festa che coinvolge tanto gli abitanti del paese quanto le decine di migliaia di visitatori che arrivano nella valle del Calore per condividerne l’emozione. Il Carnevale è un elemento dell’identità genetica di questa comunità le cui radici risalgono alla notte dei tempi; un patrimonio di cultura, tradizioni e socialità che continua a stupire.

Foto da Instagram di @luisgomezdeteran

Foto da Instagram di @beniamino.palmieri

Da Virgilio ai Viceré

Montemarano è stato il luogo dello scontro, e del successivo incontro, tra le popolazioni sannite ed i romani. Il paese era in posizione strategica sulle rotte commerciali e militari dei nuovi dominatori, che però non riuscirono mai a placare del tutto i fieri abitanti della zona. Nella vicina valle della Mefite, Virgilio colloca – nell’Eneide – una delle porte dell’Oltretomba. Si fusero piuttosto riti e credenze: le divinità romane con le divinità rurali autoctone. Canti e danze propiziatori per i raccolti e la fertilità degli esseri viventi cominciarono ad esser tramandati di generazione in generazione. Ai riti pagani si aggiunsero i santi e le celebrazioni cristiane con particolare riferimento a Sant’Antuono, protettore degli animali, che si festeggia il 17 gennaio con danze, canti e falò.

Ed è in questo humus culturale, in questa koinè di lingue e suoni che prende vigore il Carnevale di Montemarano in epoca Vicereale. È il Seicento il secolo nel quale, per così dire, il Carnevale s’istituzionalizza per diverse ragioni concomitanti. Con il Carnevale si donava al popolo qualche giorno di illusoria opulenza e potere rispetto alle drammatiche povertà e sottomissioni ordinarie; si consentiva il controllo dell’ascesa delle nuove classi sociali collegate alle professioni; si chiudeva un occhio sui peccati da redimere poi durante la Quaresima.

Foto da Instagram di @luisgomezdeteran

Foto da Instagram di @luigiammiratiofficial

Il corteo del “Caporaballo”

Il Carnevale di Montemarano ha pertanto delle caratteristiche peculiari rispetto ad altri ed altrettanto celebri carnevali della Campania. Saviano e Maiori sono famose per i loro carri monumentali, a Palma Campania dominano le Quadriglie. A Montemarano il Carnevale è scandito dai cortei mascherati che ballano la tarantella sotto la guida attenta del “caporaballo” vestito alla Pulcinella, ma che del Pulcinella non ha nulla essendo un vero e proprio leader carismatico. Il ritmo, le sonorità ed i passi della tarantella montemaranese fanno direttamente riferimento alle antiche danze propiziatorie d’epoca sannita e romana. Al clarino si sono via via aggiunti la zampogna, la ciaramella, la fisarmonica ed il clarinetto. Le strofe oscillano tra il corteggiamento ed il dileggio, la supplica e l’insulto. Per tre giorni si danza e si suona senza sosta attingendo energia da abbondanti bevute di vino Aglianico locale e mangiate colossali di capretto, lasagne e maiale che della tavola montemaranese è assoluto protagonista in tutte le preparazioni tipiche del mondo contadino: la minestra maritata, il ragù con la pasta lavorata a mano, lardo e patate, le interiora trasformate in pietanze gourmet.

L’anima del Carnevale di Montemarano è ben descritta dagli studi e dalle poesie del giornalista e scrittore Aldo De Francesco.

È assuto Carnovale! È assuto Carnovale!

Commo se send’ ’a musica ’e ’sto verso speciale

scoppa ’a festa ra ’no capo a n’ato ’e Montemarano

p’ ’e femmene e uommini, criaturi e anziani.

’Na morra ’e caporabballi e pulicinielli

’nnant’ ’a cuncierti r’organetti e ’e ceramelle

ra tant’anni pe’ tre gghiuorni e tre notti

abballano, cantono, se scolono fiaschi e votte.

Grazie ’a ’na tarantella ca te sazzia into e fore,

se squagliano a ’ntrasatta pinzieri, affanni e ruluri.

Un paese da scoprire

La partecipazione al Carnevale, che per il 2022 sarà ancora limitata a causa della pandemia, è un’occasione propizia per scoprire anche le altre attrazioni storiche ed artistiche di Montemarano. Il Castello che domina il borgo testimonia la storia secolare di Montemarano. Sono ancora presenti tracce dei feudatari che hanno popolato il castello, tra le quali lo stemma dei Della Lagonessa. Nel 1616 Giambattista Basile giunse a Montemarano come Governatore. E proprio durante questo soggiorno in Irpinia, attingendo ai racconti della tradizione popolare, raccolse storie pubblicate ne “Lo cunto de li cunti”. Il Museo Etnomusicale Comunale è strettamente legato all'importante tradizione folkloristica del Carnevale. Il Museo custodisce gli strumenti musicali utilizzati durante la festa paesana: ciaramelle, zampogne, fisarmoniche, clarini e clarinetti. Un’ampia area è dedicata alle raccolte di libri ed ai documenti vari che testimoniano l’importanza della etnomusicologia nel territorio. Il Museo dei Parati Sacri costituisce il primo esempio di raccolta di paramenti sacri nell’Italia Meridionale. Sono esposti alcuni preziosi tessuti italiani realizzati tra il XVI ed il XX secolo. Si distinguono, per la loro raffinatezza, un parato sacro del vescovo Celestino Labonia ed un vestito della Madonna, di manifattura siciliana seicentesca.

Foto da Instagram di @wolf_in_flight

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