Redazione Scabec — 28/05/2021

100 anni di Joseph Beuys, Napoli ricorda il grande artista 

Ambiente, natura e sperimentazione. L’arte come impegno anche nel sociale e il dialogo costante anche con chi rappresentava artisticamente la sua naturale antitesi. Napoli celebra i 100 anni dalla nascita di Joseph Beuys, l'artista tedesco che amava Napoli e l'Italia.

Artista complesso, controverso, radicale, carismatico e visionario, tanto da essere definito “artista-sciamano”, fortemente convinto di poter salvare la società ammalata dal capitalismo con la forza rivoluzionaria dell’arte.  
Fu un attivista durante tutta la sua vita, impegnato nella difesa della Natura, che fu per lui fonte permanente d’ispirazione: Joseph Beuys nasce a Krefeld, in Germania, il 12 maggio 1921.

A cento anni dalla sua nascita Casa Morra d’intesa con il Goethe-Institut Neapel omaggia Joseph Beuys, con la mostra Beuys e Napoli a cura di Giuseppe Morra, proponendo un principio di riflessione sull’eredità culturale dei transiti dell’artista tedesco a Napoli e in Italia tra il 1971 e il 1985.

Nel suo lavoro la performance si definisce come un ritorno al rituale mitico, una sorta dì forma culturale di cura psichica e di esorcismo. 
Negli anni Cinquanta la sua fama crebbe fino allo scandalo, consacrandolo come artista fondamentale della cultura della ricostruzione nella Germania del dopoguerra.

Dalla seconda Guerra Mondiale all'arte

Il 20 luglio 1964, l’anno del ventesimo anniversario del fallito attentato contro Hitler, pubblica un’autobiografia fittizia ed emblematica in cui spiega enigmaticamente il ricorso a materiali come il feltro ed il grasso nelle sue sculture, poiché legati al suo incontro con i nomadi tartari in Unione Sovietica che gli salvarono la vita quando il suo aereo della Luftwaffe venne abbattuto durante la seconda Guerra Mondiale avvolgendo il suo corpo nel grasso animale per curare le ferite e nel feltro per tenerlo al caldo.
Finita la guerra cambia radicalmente la sua posizione decidendo di lasciare gli studi scientifici per dedicarsi l’arte.

Studia all’Accademia di Düsseldorf dove diviene docente di scultura monumentale fino ad essere licenziato nel 1972 per aver organizzato uno sciopero. Gli anni dell’Accademia lo vedono legati ai primi eventi del movimento Fluxus con George Maciunas e Nam June Paik incentrando il suo lavoro su opere che potessero contribuire alla formazione di una coscienza critica del pubblico.

Napoli e l'incontro con Lucio Amelio

Nel 1971 l’incontro folgorante con Lucio Amelio sigla il legame tra l’artista e Napoli. Il giovane gallerista invita l’artista tedesco nella galleria che aveva fondato nel 1965, la Modern Art Agency, per la sua prima mostra personale intitolata La Rivoluzione siamo Noi, annunciata da un manifesto di grandi dimensioni che ritraeva l’artista nel viale d’ingresso di Casa Orlandi ad Anacapri. Quest’immagine diverrà uno dei manifesti più celebri e significativi degli anni Settanta.
Nell’immagine l’artista, col suo cappello e la giacca da pescatore che sempre vestiva, incede verso il pubblico sollecitandolo a partecipare e impegnarsi assieme a lui, con atto critico, responsabile e creativo, per la realizzazione di una scultura sociale. Secondo Beuys l’arte è rivoluzione ed ogni uomo è un’artista; portò l’arte fuori dai palazzi rendendola parte della vita delle persone, cercando sempre l’inclusione. Bisogna immaginarlo in galleria da Amelio seduto in mezzo al pubblico con intorno le sue famose ed emblematiche lavagne.
La Rivoluzione siamo Noi racchiude le idee di autodeterminazione, democrazia, uguaglianza, alla base del suo linguaggio artistico ed il Museo Madre di Napoli preserva differenti versioni storiche dell’opera che fu realizzata in multipli, a sottolinearne la matrice plurima e diffusiva.
Nel 1972 l’artista torna a Napoli per esporre nella galleria una raccolta di documenti provenienti dal suo archivio in una mostra titolata Arena.

L'incontro con Andy Warhol e Terrae Motus

Il 1980 sarà segnato dall’incontro in città con Andy Wharol che mise a confronto le due opposte visioni dell’arte dei due artisti. Il 1 aprile di quell’anno vennero presentati nella galleria di Lucio Amelio i ritratti della serie Beuys by Wharol, tele serigrafate con interventi pittorici in acrilico su cui l’artista aveva sparso polvere di diamante. L’inaugurazione fu celebrata con una grande festa presso il City Hall Café di Napoli. Da alcuni resoconti, Beuys negli stessi giorni replica con una meno mondana e segreta celebrazione di uno dei suoi riti misterici, nell’antro della sibilla cumana!

Poco dopo, in seguito il terribile terremoto del 23 novembre 1980, Lucio Amelio concepisce il progetto Terrae Motus rivolgendosi agli artisti affinché inviassero un segnale positivo in risposta alla disperazione umana provocata dal tragico evento. Joseph Beuys fu tra i primi ad accorrere e realizzò Terremoto in un Palazzo, installazione costituta con frammenti di vetro, vasi di terracotta, tavoli da lavoro trovati nelle zone terremotate, posti in equilibrio precario.

Ponendo sul medesimo piano la vitalità insita nella natura e la forza creativa dell’uomo, Beuys cerca nelle forze sprigionate dal tremito fisico un’opportunità di rigenerazione. Come le scosse del terremoto alla terra così anche l’animo umano subendo un violento scossone avrebbe potuto innescare il cambiamento, affinché si potesse rispondere alla distruzione con la rigenerazione.

Nel 1985 espone al Museo di Capodimonte l’opera Palazzo Regale, costituita da sette grandi lastre rettangolari in ottone ricoperte di lamina d’oro, appese alle pareti e da due vetrine che custodiscono residui di azioni, memorie, abiti e oggetti personali. Dichiara: “Questa volta voglio fare un Palazzo Regale, non per incoronare un nuovo re, ma per dire che ogni uomo è un re.

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